UN POZZO DI DEBITI

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Riportiamo alcune informazioni che permettono di capire meglio la situazione riguardo alla privatizzazione dell’acqua a Saronno.

Dal 2012 ai saronnesi l’acqua potrebbe costare cara. Il 2012 è l’anno presunto per l’ingresso di un soggetto privato nella gestione della fornitura dei servizi di acqua potabile nelle nostre case. Non è questo, però, il solo fattore che potrebbe portarci a pagare di più l’acqua cittadina, ma ciò che sta avvenendo in questi giorni in Municipio. In una delibera del 12 novembre il Commissario ha infatti scritto che, “per far fronte all’emergenza idrica provocata dalla chiusura di due pozzi per inquinamento”, “è urgente realizzare un nuovo pozzo di captazione”. Per coprire il costo complessivo presunto di 450.000 euro, il Comune dovrà aprire un nuovo mutuo, il terzo dall’insediamento del Commissario. Questo debito però non rimarrà sulle spalle dell’amministrazione ma, secondo una nota dell’ATO del 29/10/2009, verrà trasferito, insieme alla rete idrica, al nuovo ente gestore.

L’ATO di Varese (Autorita d’Ambito Territoriale Ottimale), consorzio costituito dai 141 Comuni e dalla Provincia, diverrà a breve il nuovo proprietario della rete idrica che darà poi in gestione l’ultimo miglio a soggetti privati, che faranno pagare all’utente finale i costi del servizio. E qui potrebbe esserci la fregatura, perché, secondo l’ATO chi sostiene i costi del servizio è l’utente che “tramite la tariffa dell’acqua, che remunera costi d’esercizio e investimenti realizzati (le nuove opere) lo Stato e la Regione, mediante finanziamenti mirati”.

Se lo Stato o la Regione non andranno quindi a coprire i costi di investimento spesi per gli interventi non solo da Saronno, ma di tutti i 141 Comuni della provincia, ci ritroveremo a pagare in bolletta anche buona parte del famoso mutuo da euro 450.000 che il Commissario andrà ad accendere per il nuovo pozzo.

Cos’è l’ATO:
www.provincia.va.it/ente_data/ato.nsf

LA CORSA ALL’ORO AZZURRO

SPUNTI ECONOMICI

La gestione dell’acquedotto è in passivo di 250 mila euro. La causa: fine della propulsione degli incassi dovuti al Piano Regolatore Generale. Come per gli oneri di urbanizzazione, la crisi edilizia e l’esaurimento delle possibilità edificatorie del Piano regolatore hanno arrestato il flusso di incasso dovuto ai lavori per i nuovi allacciamenti. Per le entrate, la Saronno Servizi può solo far conto sulla tariffazione, che però è ferma al 1992 ed è bloccata per legge dal 2003. Tra l’erogazione e i consumi registrati vi è uno scollamento del 15% in termini assoluti dovuto alle perdite lungo le condotte. La percentuale più alta (il 30%) si registra nel centro storico. In particolare, sono significativi i tratti di corso Italia e via Padre Monti, dove è stata rifatta la pavimentazione perdendo l’occasione di rifare la conduttura avendo già gli scavi aperti.

DICHIARAZIONI INTERNAZIONALI

L’acqua è un bene di tutti o è una merce? Dobbiamo usarla quando serve o la possiamo consumare purché la si paghi? Nel 1998 il “Manifesto dell’acqua”, scritto a Lisbona dal Comitato Internazionale per il contratto mondiale sull’acqua, ha proclamato che “l’acqua è patrimonio dell’umanità”. Il Parlamento Europeo, nel 2006, ha approvato una risoluzione con la quale si affermava che “l’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana”.

IL QUADRO NORMATIVO

Da un punto di vista normativo, l’art. 15 della legge 166 del 2009, Legge Ronchi recentemente approvata, pone il primo passo verso la privatizzazione. In Italia l’ultima legge che ha regolato il servizio idrico è il Decreto Legislativo 152/2006 (Codice dell’Ambiente), che ha abrogato la legge Galli (n.36/1994), con la quale era stato introdotto il principio di gestione integrata dei servizi di captazione, adduzione, distribuzione fognatura e depurazione dell’acqua.

La legge contenuta nel Codice dell’Ambiente dichiara che le acque sono un bene dello Stato e costituiscono una risorsa da tutelare e utilizzare secondo criteri di solidarietà. Il loro uso deve far salvo il diritto delle generazioni future a fruire di un patrimonio quanto possibile integro. Le reti appartengono all’ente pubblico e sono inalienabili. La tutela di questi beni spetta all’ATO (Autorità Territoriale Ottimale), ente che è partecipato dai comuni del territorio che cedono all’ATO le loro competenze. La Regione Lombardia ha varato la legge n.26/2003 che è stata modificata a gennaio di quest’anno stabilendo nel suo nucleo essenziale il principio secondo il quale le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere interamente di proprietà pubblica. Per Saronno, di conseguenza non sarebbe cambiato nulla. La Saronno Servizi sarebbe rimasta di proprietà del Comune. Ma è intervenuto il decreto Ronchi, che ha stabilito che da oggi la gara per affidare la gestione del servizio idrico deve essere aperta a tutti, anche ai privati. Questa novità ha aumentato la confusione a livello normativo. Va detto infatti che l’intreccio dei problemi legati alla proprietà delle reti, alla gestione del servizio, al rapporto tra consumi d’acqua registrati a contatore e erogazione effettiva, tra tariffe e costi degli investimenti è tale che il Governo dopo aver ottenuto dal Parlamento l’approvazione dell’apertura ai privati ha già annunciato regolamenti per coordinare le diverse fasi del servizio e le diverse normative, nell’ambito della competenza esclusiva spettante allo Stato .

Chi determinerà le tariffe? Chi terrà sotto controllo il mercato della gestione idrica per evitare il far west tra i gestori? Chi si farà carico degli investimenti sempre più urgenti se non avrà la certezza dell’introito tariffario? In questa situazione una cosa è certa: entro la fine del 2010, mentre le condutture resteranno alla mano pubblica che dovrà fare anche i relativi investimenti, il servizio di fornitura dell’acqua garantita oggi dalla Saronno Servizi dovrà essere scorporato per far nascere una nuova società che sarà o totalmente privata oppure mista, con i privati almeno al 40%. Da ultimo, in questo schizofrenico movimento, si inseriscono anche dichiarazioni che oggi appaiono già superate. Non più di un mese fa, la Provincia di Varese annunciava la convenzione con la Regione per gestione integrata del ciclo idrico attraverso l’ATO, allo scopo di affidarlo al Gestore scelto con gara pubblica entro due anni e di controllare il servizio. La legge Ronchi ha azzerato tutto.

Questa è la situazione molto ingarbugliata che abbiamo davanti. Come sempre, ogni volta che si apre ai privati la porta di accesso ai beni pubblici essenziali non lo si dice mai apertamente. Il motivo è sempre il solito: rendere efficiente il servizio e ridurre i costi di gestione. Ma perché – ci chiediamo – per rimediare all’inconveniente di un servizio pubblico che si presume sempre e ovunque non efficiente (e Saronno dimostra che non è vero) si deve mettere una risorsa essenziale per la vita a disposizione dei profitti privati?

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Pubblicato dalla redazione di QuiSaronno, l'autore dell'articolo - se diverso - è indicato nel testo.