UN CAMBIO AL VERTICE DEI DIRIGENTI COMUNALI: SARONNO HA UN NUOVO SEGRETARIO

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added: 28/07/2010
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Ci sono delle situazioni che, semplicemente, ti rendono migliore la giornata e ti danno quella piccola iniezione di fiducia e speranza di cui noi tutti abbiamo bisogno. Al sottoscritto è capitato una mattina di luglio, quando ha preso appuntamento in Comune per intervistare Matteo Bottari, il nuovo segretario comunale, operativo dal 19 luglio. Doveva essere una mini intervista tanto per dare qualche informazione ai cittadini saronnesi, dato che forse non tutti erano a conoscenza del fatto che a Saronno fosse cambiato il segretario (mossa decisa dalla maggioranza per imprimere una svolta politica alla gestione della città).
Be’, non è andata così. Matteo Bottari ci ha intrattenuto con una piacevolissima chiacchierata su temi che Tu@Saronno non può che condividere ampiamente: forum di discussione, tavoli tecnici, bilancio partecipato, progetti con scadenza oltre i vent’anni. Tutte cose che ci stanno molto a cuore e su cui abbiamo sempre puntato molto.
QS: innazitutto, benvenuto nella nostra città. Quali sono state le sue prime impressioni su Saronno e i saronnesi?
Matteo Bottari: grazie per il benvenuto. Devo dire che sono qui solo da pochissimi giorni, ma ho già avuto modo di conoscere diverse persone, se non altro perché sto cercando casa. Ho notato che c’è un forte senso di appartenenza e un forte orgoglio, tra i saronnesi, che definiscono molto spesso la propria città come “a misura d’uomo”, sottolineando come si riescano ad avere tutti i servizi di una grande metropoli in un ambiente non ancora del tutto urbanizzato. E non si parla nemmeno male del Comune, anzi. Mi sembra un ottimo presupposto per iniziare a lavorare.
QS: lei svolge il lavoro di segretario comunale dal 1994. Qual è stato, fino a oggi, il suo modo di svolgere questo lavoro e quali sono le esperienze che vuole trasportare anche nella gestione della nostra città?
MB: ho lavorato molto, nei comuni in cui sono stato, sul tema della partecipazione dei cittadini alla politica. Da queste esperienze ho tratto un libro (vedere box a fianco) in cui parlo di quello che sta accadendo in questo settore, cui molti ora dedicano attenzione. In Europa, purtroppo, siamo ancora abbastanza indietro, e i risultati migliori cui fare rifermento ci vengono portati dalla realtà statunitense o anche sudamericana. Da noi c’è anche un problema legislativo, dato che le norme vigenti sono ferme al lontano 1990. È un tema molto importante. In Italia, l’azione politica dei cittadini si ferma quasi sempre alla delega, all’atto di votare. Poi si resta esclusi dal processo decisionale e delle riforme fino alle successive consultazioni. Invece, è necessario coinvolgere gli abitanti nei processi più importanti, soprattutto in quelli che riguardano temi a lungo respiro, come quelli del territorio, cui ora siamo molto attenti.
QS: in che modo è riuscito a portare avanti tutto questo, nei precedenti comuni?
MB: diciamo, innanzitutto, che è molto difficile. Far partecipare le persone alla politica cittadina richiede uno sforzo, organizzativo e di risorse, superiore alla non partecipazione. E poi è un processo cui occorre essere educati, serve tempo. Nel comune di Cardano al Campo, per esempio, dopo otto anni si è arrivati a un livello di coinvolgimento molto alto dei cittadini, nell’ordine delle centinaia di persone implicate nello studio e nelle decisioni riguardo a un determinato problema. Questo ha anche comportato la formazione di correnti di pensiero differenti, che hanno speso del tempo e delle risorse per cercare di raccogliere il maggior consenso possibile, a tutto vantaggio dell’informazione dei cittandini.
QS: quali sono gli strumenti più importanti, quando si parla di democrazia partecipata?
MB: ovviamente tutti quelli che permettono di consultare i cittadini, a partire da un semplice questionario. C’è poi il lavoro “politico”, che parte dal lavoro delle commissioni consiliari (inerenti cioè al lavoro del Consiglio Comunale, ndr) fino ad arrivare alle consulte, organi in cui competenze politiche, tecniche e “popolari” si mescolano tra loro in maniera da arrivare a decisioni e proposte che siano le più legate possibili al territorio in cui si opera.
QS: ci spieghi meglio come funzionano.
MB:
in queste consulte, composte in genere da una decina di persone (ma il loro numero è molto variabile a seconda delle situazioni), confluiscono esponenti politici, tecnici individuati in base alle loro competenze, semplici cittadini. Insieme, sempre sotto la guida politica – che può anche essere un assessore – si analizzano problematiche, s’individuano soluzioni, si formulano proposte. Tutti possono partecipare in vari momenti. Ci sono momenti in cui sarà l’aspetto tecnico, allora si parla di consulta in senso stretto, in cui è necessaria una competenza specifica, e momenti in cui ci si può confrontare con l’intera cittadinanza, ossia i cosiddetti forum. È importante che ci sia questa apertura, perché su temi molto incentrati sulle realtà locali, come il territorio, il sociale, la cultura, il contributo dei cittadini è essenziale per poter calibrare le scelte in maniera adatta alla realtà in cui si lavora. Sono metodologie ispirate dalla cosiddetta “Agenda 21”
QS: di che si tratta?
MB: si tratta di un progetto delle Nazioni Unite, che ha preso corpo a partire dagli Anni ‘90, e che riguarda gli obiettivi da raggiungere nel XXI secolo (da qui il nome “Agenda 21”). Ecologia, globalizzazione, sviluppo sostenibile: sono tanti i campi di azione dell’Agenda 21. A noi, a livello locale, interessa soprattutto quando si specifica che sia necessario il “coinvolgimento di tutte le componenti nazionali nei processi decisionali. Viene adottata l’agenda 21 locale, cioè un processo di programmazione capace di avviare strategie di sviluppo sostenibile che siano rispondenti alle caratteristiche locali e potenziali del territorio.
QS: c’è qualche novità che intende portare fin da subito nel modo di lavorare della squadra comunale?
MB: sono qui solo da pochissimi giorni, ma per prima cosa ho voluto organizzare una riunione di un’ora al giorno con tutti i dirigenti comunali. Mi sembra un buon modo per fare squadra, per conoscersi e per essere sempre informati su quanto sta succedendo all’interno di quel complesso ma fondamentale meccanismo che è la macchina comunale.

Ci sarebbe molto altro da dire e da approfondire, ma per il momento la nostra chiacchierata con Matteo Bottari finisce qui. Se il mattino è questo, c’è una speranza che il giorno che ci aspetta, nella nostra Saronno, sia davvero buono, anzi ottimo. È con questo spirito che auguriamo a nuovo segretario di svolgere al meglio il proprio lavoro con la nuova amministrazione comunale.

Alessandro Galli
alegalli@tuasaronno.it

INFO: CHI E’ MATTEO BOTTARI
Matteo Bottari nasce a Messina il 20 marzo del 1966. Laureato in Giurisprudenza nel 1990, si è specializzato in Diritto Amministrativo a Roma e ha concluso il suo percorso di studi presso la LIUC di Castellanza. Dal 1994 lavora come segretario comunale, prima nei comuni della provincia di Novara, quindi di Verbania e poi Varese (prima di Saronno, Cardano al Campo). Convinto sostenitore del tema della partecipazione dei cittandini alla vita politica, ha pubblicato saggi sui temi del New Public Management in alcune riviste di settore (Azienda Pubblica, Comuni d’Italia).

Ha anche contribuito alla stesura del Progetto di legge sulla partecipazione della Regione Piemonte. È coautore, con Marcello Tedesco, del libro “Governare l’Ente locale con la partecipazione dei cittadini” (Franco Angeli 2008).

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