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download: Giugno 2011 (384.95KB) added: 01/06/2011 clicks: 135 description: QuiSaronno n°11 - Giugno 2011 |
Un diritto primario che va al di là di qualsiasi schieramento
La sempre difficile lettura dei quesiti dei referendum porta a pensare che si voti senza riflettere fino in fondo sui quesiti, magari seguendo un’onda emotiva, come pensa Berlusconi, e non invece valutando la soluzione che risponde a un’istanza diretta che, nel caso dell’acqua, è profondamente democratica.
Per la prima volta sono state raccolte oltre un milione 400 mila firme. È stata una partecipazione così spontanea che nessuno può dire che sia stata manipolata da qualche ideologo di ritorno. E lo dimostra il fatto che non esiste opposizione alla propaganda del SI’. Chi vuol mantenere la legge che privatizza il servizio idrico se ne sta rimpiattato all’ombra del cordone di silenzio allestito dal governo, sperando che il quorum non venga raggiunto. Ma il silenzio giustifica anche un punto debole, anzi debolissimo, della legge. Qui è in gioco il diritto fondamentale di mantenere un servizio pubblico essenziale sotto il diretto controllo dei cittadini. Uno dei due quesiti referendari chiede di esprimersi proprio sulla natura del servizio idrico: se deve essere gestito secondo criteri che danno profitto perché considerano l’acqua come una merce qualsiasi oppure se le sue caratteristiche strutturali non consentono mai la concorrenza tra le imprese nemmeno al momento della scelta del soggetto gestore. È un problema politico nel senso più alto del termine. Riguarda come l’acqua tutti i beni comuni di origine naturale. Sono beni di valore assoluto che si distinguono dai servizi pubblici perché di questi l’uso è facoltativo (ad esempio il trasporto pubblico) mentre l’acqua tutti la devono avere ogni giorno e per tutta la vita. Per questa ragione da questi beni che toccano i diritti fondamentali deve restare lontana ogni logica di privatizzazione e di profitto. E non è vero che la legge che si vuole abrogare applichi una direttiva Europea sulla libera concorrenza. L’Alta Corte di Giustizia ha spiegato che l’Unione non obbliga a mettere in regime di concorrenza i servizi che soddisfano un interesse generale. Ma il 12 giugno dobbiamo votare SI’ anche per mettere in soffitta una serie di leggi confuse e contraddittorie in tutto tranne che per gli interessi privati che stanno sotto. Il Sole 24 ore del 9 luglio 2010 aveva un titolo molto eloquente “il territorio lombardo va verso la spartizione tra i grandi operatori”, alla faccia della libera concorrenza.
Con le firme raccolte anche a Saronno, abbiamo voluto dimostrare che l’onda lunga partita dalla mobilitazione dei genitori della Scuola Pizzigoni e da cui è nato il Comitato saronnese per l’acqua pubblica, non si è fermata ed è cosciente del ruolo che la partecipazione dei cittadini può svolgere in questo strategico settore dei beni naturali che diventano sempre più scarsi e sempre più appetiti. Votare SI’ vuol dire che vogliamo essere padroni di un bene naturale irrinunciabile, che vogliamo il controllo diretto dei cittadini sui criteri gestionali, valutare l’efficacia degli investimenti, garantire l’accessibilità all’acqua per tutti. “Sarebbe un terzo modo – come ricorda Rodotà – per governare i beni collettivi rispetto alla forma pubblica o privata”. Ma dobbiamo dire SI’ per naturale conseguenza anche al quesito che vuole eliminare la possibilità di avere una remunerazione del capitale investito per il servizio. Qui entrano in gioco tutti i problemi connessi ai meccanismi che definiscono le scelte regolative del servizio, dagli ambiti di bacino alle concessioni, alle società per azioni a capitale pubblico, come la nostra Saronno Servizi. E poi ancora la questione di come si forma la tariffa per pagare il servizio, il problema delle manutenzioni e degli investimenti soprattutto contro le perdite dell’acqua in rete, la definizione dei modelli di consumo anche sulla scia di quanto sta avvenendo nel campo energetico.
Votare SÌ significa azzerare un campo legislativo arato male e pieno di erbacce, e vincolare la classe politica a curare solo i nostri interessi con leggi chiare perché finalmente è chiara la volontà degli Italiani. È un appuntamento che attendiamo da quindici anni e che non possiamo mancare.
Angelo Proserpio


