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download: Febbraio 2010 (539.16KB) added: 08/03/2010 clicks: 199 description: QuiSaronno n° 3 - Febbraio 2010 |
Nella nostra inchiesta sulla scuola saronnese siamo partiti dalle scuole medie che a Saronno, senza contare quelle paritarie, sono tre: Leonardo da Vinci, Bascapè e Aldo Moro. Abbiamo contattato i rispettivi presidi, dopo aver fatto pervenire loro un questionario, per una breve intervista. Volevamo capire quali fossero le esigenze dei loro alunni, quali attività fossero proposte nei rispettivi POF (Piano di Offerta Formativa) e quali le loro aspettative nei confronti della futura Amministrazione comunale.
Siamo partiti proprio dalle scuole medie perché le scuole elementari statali, che tradizionalmente funzionavano “a tempo pieno”, sono riuscite a mantenere inalterata tale offerta, nonostante i tagli della riforma Gelmini. Le scuole sono aperte, considerando anche i servizi di pre e post scuola, dalle 7.30 del mattino alle 18.30 di sera, per di più continuando a proporre percorsi formativi di qualità. Quella delle elementari rimane dunque ancora una fascia d’utenza relativamente cautelata. Insegnanti e genitori sono rimasti uniti nell’idea che l’esperienza del tempo pieno non dovesse andare dispersa, e hanno preteso che il Comune doverosamente la sostenesse.
Per quanto riguarda le scuole superiori, invece, in questi giorni stiamo assistendo all’avvio della riforma Gelmini prevista a partire dal prossimo a.s. 2010/2011. Purtroppo, non sono state accolte le ripetute richieste di modifica di qualche aspetto controverso. A nulla sono servite le forti resistenze al cambiamento da parte dei docenti e il disorientamento delle famiglie che si trovano a scegliere un indirizzo di studi senza avere chiaro il relativo quadro di riferimento. L’unica cosa certa di questa “riforma epocale” è che l’intera operazione è finalizzata al contenimento della spesa pubblica. Ma sulle novità aspettiamo a esprimere un parere. Ci sono ancora troppi punti che non convincono.
Che succede nelle scuole medie?
Anche qui il piano programmatico prevede tagli: costituzione di classi prime con almeno 18 alunni e al massimo 27/ 28; tuttavia, se il numero di iscrizioni è inferiore a 30 viene formata una sola classe prima. Tutte le cattedre orarie sono ricondotte a 18 ore settimanali. Chi lavora nella scuola sa che questo significa che non sempre ci saranno docenti a disposizione per coprire le ore di supplenza e che spariranno le ore di compresenza per attività di laboratorio o interdisciplinari con piccoli gruppi. Potrebbe invece capitare che una classe abbia anche due o tre insegnanti di lettere…
Non abbiamo parlato di riforma con i dirigenti scolastici intervistati, ma abbiamo capito che hanno affrontato le novità con buonsenso cercando di salvaguardare quanto possibile, per esempio cercando di contenere il numero di alunni per classe, cercando di formare cattedre senza “spezzoni” in altri istituti, salvaguardando l’insegnamento del francese e del tedesco. È stato persino sottolineato qualche aspetto positivo, come la riduzione del numero (prima eccessivo) delle attività proposte che finivano per disorientare le scelte dei ragazzi, un ripensamento nell’apprendimento delle discipline di base, nell’area linguistica e scientifico-matematica, il ritorno a un certo rigore nello studio e la nuova didattica sulle competenze.
Qualche numero
Partiamo da qualche dato statistico per avere un quadro della situazione. Gli alunni iscritti nel corrente a.s. sono 830, così suddivisi nelle tre scuole:
Bascapé: 314 + 37 iscritti al corso EDA
Aldo Moro: 194
Leonardo da Vinci: 322
I ragazzi extracomunitari, invece, sono in tutto 106, cioè il 12,7% del totale. In pratica, un ragazzo su otto delle scuole medie non ha cittadinanza italiana, in liena con la tendenza nazionale. Le sollecitazioni contenute nelle linee guida ministeriali sono tutte nel segno della piena accoglienza, della prospettiva educativa e dell’interculturalità. Alla Bascapè appare ben delineato un impegno progettuale di coordinamento degli interventi di mediazione linguistica in rete con gli altri istituti scolastici di Saronno supportato dal gruppo Paiss del CSA. Un’insegnante di lettere, assegnata come risorsa aggiuntiva alla rete, opera come “facilitatore linguistico-culturale” nell’ambito del progetto Intercultura. L’abbiamo vista fare la spola in bicicletta tra i tre istituti in cui, secondo le necessità, insegna italiano agli stranieri e coordina i relativi progetti.
Alunni diversamente abili
Oltre ai corsi di alfabetizzazione per stranieri, si organizzano anche percorsi individualizzati per alunni diversamente abili. Alcuni hanno diritto a insegnanti di sostegno ma anche qui le nuove disposizioni ministeriali hanno costretto i dirigenti a tagliare sul numero degli insegnanti di sostegno. Ciò senza contare che il confine tra disagio certificato e disagio non certificato è spesso molto sottile. Ci sono infatti alunni che non hanno diritto al sostegno ma devono comunque essere affiancati da figure professionali competenti, come mediatori relazionali o “facilitatori didattici”. Un supporto, nella persona di una psicoeducatrice, è fornito dal Comune, ma non basta. Cosa fare? Una proposta interessante potrebbe essere quella sperimentata dalla Bascapè, cioè affiancare agli educatori un volontario del Servizio Civile Nazionale, che va in ogni caso opportunamente formato prima. Oppure, come accade all’Aldo Moro, un “tutoraggio” da parte di alunni volonterosi e capaci delle scuole superiori che aiutino i ragazzi delle medie in difficoltà nei compiti, magari con la prospettiva di “guadagnare un punto” di credito a fine anno.
Al di fuori della scuola ci sono anche altre persone che affiancano i ragazzi in difficoltà a svolgere i compiti. Qualche famiglia si può forse permettere un educatore privato per qualche ora nel pomeriggio, ma non sono tante. Si possono mandare i ragazzi nei centri di aggregazione presenti nei vari oratori della città, tra cui citiamo quello molto apprezzato della Regina Pacis. Anche il centro TAM TAM, che ha uno spazio proprio al Matteotti, accoglie con successo i ragazzi del quartiere.
Orario settimanale delle lezioni
Abbiamo chiesto ai dirigenti scolastici di illustrare la proposta formativa per le classi prime nell’a.s. 2010/2011. Vi riassumiamo alcune indicazioni:
un orario a tempo normale di 30 ore distribuite su cinque giorni di sei ore ciascuno, sabato escluso (solo alla scuola Aldo Moro si potrà scegliere la settimana tradizionale di sei giorni).
un orario a tempo prolungato di 36 ore distribuite su cinque giorni con due pomeriggi, in cui le sei ore in più prevedono due ore nell’area linguistica, due in quella scientifico-matematica, due ore dedicate alla mensa.
Attività e laboratori
Tutti i dirigenti scolastici ritengono importanti le attività di laboratorio e vengono proposti laboratori scientifici, linguistici, di informatica, di scrittura creativa, attività sportive, ecc.
Viene sottolineata l’importanza della didattica laboriatoriale; i ragazzi, in gruppi di classi aperte, possono sperimentare al pomeriggio le nozioni teoriche apprese al mattino diventando protagonisti del percorso didattico. Bisogna però saper fare proposte interessanti e di qualità per tenere a scuola i ragazzi nel pomeriggio. Sembra infatti che l’esigenza di “impegnare” gli adolescenti a scuola con il tempo pieno sia più un bisogno sentito dalle famiglie con entrambi i genitori che lavorano, piuttosto che dagli stessi ragazzi.
Alcune attività riguardano la manualità, attraverso la quale i ragazzi possono sviluppare abilità individuali e di gruppo, flessibilità e disponibilità all’aiuto reciproco. Alla Leonardo, ogni ragazzo può scegliere fino a tre laboratori per quadrimestre, impegnandosi a frequentare da uno a tre pomeriggi. I più gettonati sono i laboratori scientifici, Art Attack, quello di ceramica e scultura, ma piacciono anche i giochi matematici.
Alla Bascapè, le attività di eccellenza sono legate ai progetti europei (Etwinning-gemellaggi elettronici, Comenius, Progetto Europa “Il Viaggio”) ma anche quelle musicali (Evviva la musica, canto corale, alla Scala di Milano). Alto gradimento, in termini qualitativi, per i laboratori creativo-espressivi, anche se il numero di iscritti non è elevato. Le attività sportive sono offerte da tutte le scuole.
Qualche idea in più
Ci siamo chiesti se non sarebbe opportuno, anche se impegnativo, valorizzare e far circolare tra le scuole le esperienze più significative in modo che gli esperti, esterni o interni, possano formare altri docenti interessati a sperimentare attività qualitativamente innovative all’interno del proprio istituto. È noto a tutti che ci sono problemi nel reperire fondi per finanziare queste iniziative. Un esperto costa e le scuole non possono permettersi, con i fondi d’Istituto, di pagare tale supporto se non per tempi brevi. La soluzione “artigianale” consisite in un insegnante volonteroso che apprenda dall’esperto “i trucchi del mestiere” e poi li riproponga alle sue classi l’anno successivo. Così è stato fatto alla Leonardo, ad esempio, per il laboratorio di ceramica e scultura.
Un’altra idea per favorire la circolazione di buone esperienze potrebbe essere quella di “allargare lo spazio fisico” del singolo Istituto alle tre scuole cittadine, in effetti non molto distanti tra loro. Se, supponiamo, all’Aldo Moro c’è un laboratorio teatrale di eccellenza con un’esperta valida, perché non allargare la partecipazione ad altri alunni interessati provenienti da altre scuole? Lo stesso potrebbe valere per i laboratori scientifici della Leonardo o per il corso di canto corale o di scrittura creativa della Bascapè.
Le scuole e il comune
Abbiamo chiesto ai presidi quale possa essere il ruolo dell’Amministrazione Comunale nel sostenere i progetti elaborati nelle varie scuole. Accanto al semplice sostegno finanziario, tutti ritengono utile una collaborazione sinergica tra docenti ed esperti sia nella fase progettuale, sia in quella della realizzazione del progetto, ovviamente nel rispetto reciproco dei ruoli. Dipende dal grado di condivisione che si attiva, dalla qualità delle proposte e dallo spessore professionale degli esperti chiamati a operare. Vale a dire che non basta la buona volontà, meglio evitare improvvisazioni e puntare su pochi progetti di qualità.
Aree critiche
Altro punto oggetto di riflessione: le aspettative da parte della scuola e l’indicazione delle aree di maggior criticità sulle quali sarebbe prioritario intervenire.
Il problema più delicato è quello del disagio pre e adolescenziale connesso alla carenza di una corretta educazione all’affettività. Bisognerebbe quindi intervenire sulla prevenzione del disagio, potenziando lo sportello psicopedagogico, coordinando i servizi sociali e altre agenzie educative presenti sul territorio. Bisognerebbe attivare un percorso pluriennale di educazione all’affettività e alla sessualità con esperti.
Al secondo posto, per la Bascapè come per la Leonardo, sono le problematiche legate all’integrazione di alunni stranieri. Si avverte il bisogno di potenziare i laboratori di italiano per stranieri e di favorire laboratori interculturali nelle classi. Per l’Aldo Moro, le aree di maggior criticità sono costituite dallo scollamento tra le attività didattiche e gli interventi formativi che dovrebbero essere entrambi orientati al potenziamento delle competenze personali e di cittadinanza. L’alunno, cioè, dovrebbe poter sviluppare a scuola tutte quelle competenze sociali indispensabili al suo processo di crescita per affrontare positivamente le esigenze della vita quotidiana rapportandosi con fiducia con se stesso (autostima), gli altri e la comunità.
Una sfida da raccogliere.
Orsola Ferrario



L’indagine della sig.ra/na Ferrario è interessante e solleva tanti vecchi problemi sulla scuola saronnese, tuttavia -come uomo che ha trascorso nelle scuole di Saronno e provincia oltre quaranta anni – mi permetto di osservare che in nome di ciò che Ferrario dice nell’ultimo su periodo: “L’alunno, cioè, dovrebbe……..gli altri e la comunità”, fu operata la prima trasformazione della scuola saronnose ( 1^ in provincia di Va ) da “tradizionale” a scuola integrata e, quindi, al “tempo pieno”, sempre in nome di una maggiore socializzazione. Purtroppo, il risultato non è stato gratificante, soprattutto, perchè a furia di assemblee, lezioni per socializzare ecc. si è perduto l’interesse per la lingua e la matematica con i risultati che tutti sappiamo, una volta giunti alle superiori. Insegnare più italiano e matematica dobbiamo, poichè un’approfondita educazione linguistica e matematica sono fonte di effettiva socialità. Non mi sembra che l’inchiesta abbia toccato questo attuale e grave problema della scuola italiana. SI VEDANO I RISULTATI DEI TEST PISA E OCSE.
Grazie dello spazio. Raffaele Greco-ispettore tecnico M.P.I. a r.