GIOVANI. QUALE FUTURO?

Sempre più difficile trovare un'occupazione per i giovani

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Sempre più difficile trovare un’occupazione per i giovani

Disoccupazione giovanile: il problema a mio avviso più drammatico che questa perdurante crisi economica
ci pone in maniera pressante, problema di cui purtroppo poco ci si cura, fatta eccezione per gli appelli di questo autunno del Presidente Giorgio Napolitano e dell’ex Governatore di Bankitalia Mario Draghi. Speriamo ora che il Governo Monti intenda prestare un’attenzione forte e innovativa alla materia (*).
Sicuramente non se ne è curato per molti anni il governo Berlusconi, tutto preso dal ‘problema’ intercettazioni, dai condoni, dai rimpatri di capitali, dalla tutela di inquisiti, dal lobbismo sfrenato, dalla finta lotta all’evasione, dalla vera lotta alla magistratura. Dove erano e sono i partiti e i sindacati?
I giovani disoccupati in cerca di primo lavoro non hanno cassa integrazione o l’alternativa della tutela fornita da una vera formazione professionale. Come si può pensare di dare un futuro a questo Paese, se non siamo convinti che la priorità assoluta sia dare un lavoro ai giovani?
Lavoro, non posto di lavoro, non rendita assicurata; lavoro che dà speranza e dignità alla persona. Altro che bamboccioni: come possono andarsene da casa e creare una famiglia senza lavoro e con gli affitti e i costi che ci sono? Dico agli insensibili al problema del lavoro giovanile, ma sensibili ad altre problematiche: chi pagherà in futuro le tasse, la sanità, le nostre pensioni, e così via?

Nel Medio Evo, ovvero ben oltre cinquecento anni fa, avevano già pensato ad un avviamento al lavoro con una valida formazione iniziale. I garzoni di bottega apprendevano il mestiere sotto la guida di un lavoratore esperto e magari anziano, il maestro di bottega. Un’idea semplice e magari già proposta da qualcuno, ma mai istituzionalizzata ai nostri giorni: perché non pensare di avviare i giovani al lavoro con un Contratto (Apprendistato/Fine lavoro) in cui lavoratori qualificati e vicini alla pensione garantiscano a giovani neo-assunti il trasferimento di competenze tecniche, esperienza e passione, in uno scambio di reciproca utilità professionale e sociale, in cui ciascuno dà e riceve? Il giovane che riceve vera formazione, esperienza ed attenzione, e l’anziano che si avvia a lasciare il mondo del lavoro ormai sempre più tardi, gratificato dal sentirsi ancora utile, dal sapere che la sua esperienza non andrà persa? Fresatori e tornitori sono i primi cui pensare, ma il contratto si può applicare a tecnici, operai qualificati, quadri, dirigenti industriali, commerciali e finanziari, impiegati amministrativi, ecc. ecc. Basterebbe volerlo implementare, dando alle aziende anche l’incentivo di sgravi contributivi per il tempo necessario (a seconda delle tipologie di lavoro) sia per gli apprendisti che per i formatori, e magari analoghi sgravi contributivi ai lavoratori giovani per ‘rimpinguare’ un po’ il loro stipendio iniziale. Non è certo detto che questa sia la soluzione; é però importante che soluzioni innovative vengano ricercate e implementate presto.

Franco Casali
franco@tuasaronno.it

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Pubblicato dalla redazione di QuiSaronno, l'autore dell'articolo - se diverso - è indicato nel testo.