FEDERALISMO FISCALE E AFFITTI: ATTENTI ALL’INGANNO

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In un momento così delicato per le politiche economiche del nostro Paese, Paolo Sala, esperto tributario, ci invita a riflettere su due importanti aspetti.

FEDERALISMO FISCALE
Mai come in questo momento i Comuni si sono trovati in una situazione difficoltà in materia fiscale, dato che, tra vincolo di stabilità e abolizione dell’ICI sulla prima casa, la maggior parte di essi si ritrovacon gravi problemi finanziari e con una autonomia di scelte in campo fiscale praticamente nulla, alla faccia del federalismo che è obiettivo preponderante sbandierato dal governo di centro destra.
Forse ora comincia a muoversi qualcosa, almeno nelle dichiarazioni, e si intravedono i primi abbozzi di imposte locali.  Si parla innanzitutto di “una imposta unica sugli immobili” che andrebbe a sostituire sia l’ICI sia le imposte di registro, ipotecarie e catastali. Si può essere d’accordo su questo accorpamento di imposte ma, se consideriamo che gli immobili sono tassati in base alla loro classificazione in Catasto, dobbiamo sapere che lo stesso Catasto, oltre a essere pieno di errori, omissioni e ritardi clamorosi, li classifica con parametri assolutamente obsoleti che non tengono conto dello stato attuale degli immobili stessi, per cui capita che splendidi appartamenti nel centro di grandi città, poiché in origine erano vecchie abitazioni economiche, godano ora di una rendita catastale ben inferiore a modesti appartamenti in periferia che sono stati costruiti ed accatastati di recente. Gli esempi di simili iniquità sono pressoché infiniti. Sarebbe auspicabile cominciare da una vera riforma del Catasto affidata ai Comuni (che la legge già prevede ma che per ora è rimasta sulla carta).
Accanto a questa imposta, dovrebbe nascere una “imposta secondaria” che andrebbe a sostituire le altre imposte comunali. Data la grande diversità economica e territoriale dei vari Comuni d’Italia, dovremmo auspicare una reale autonomia da parte dei Comuni stessi nel creare un’imposta adatta alle proprie specificità (altrimenti che autonomia federale sarebbe?), purchè sia rispettosa del dettato costituzionale, in modo da evitare tasse discriminatorie o palesemente inique.
Se ben attuato, il federalismo fiscale potrà portare buoni risultati, sia perchè responsabilizzerà di più gli enti locali nel controllo della spesa (dovendo contare maggiormente su entrate proprie e meno su trasferimenti dello Stato), sia perché i cittadini potranno vedere più da vicino come vengono utilizzate le tasse che pagano, ed eventualmente fare scelte che non premino solo il demagogico “meno tasse per tutti”. Vale la pena di ricordare il noto esempio del Comune di Cassinetta di Lugagnano, dove il sindaco è stato eletto e riconfermato con un programma che ha previsto l’aumento delle tasse a fronte della salvaguardia del territorio e il mantenimento di una buona qualità della vita.
Sarà inoltre indispensabile che i Comuni non possano più utilizzare gli oneri di urbanizzazione per ripianare i deficit di bilancio, perché altrimenti, oltre a continuare a saccheggiare il territorio, sarebbero ancora una volta deresponsabilizzati sulle proprie tasse e addio federalismo fiscale. In moltissimi casi abbiamo visto sbandierare la riduzione di tasse grazie al fatto che dall’altra parte entravano nelle casse questi oneri. Poi, una volta cementificato tutto il suolo disponibile, ci si è trovati in difficoltà a far quadrare il bilancio (a qualcuno fischiano le orecchie?).
Infine una considerazione politica: questi cambiamenti sono stati previsti a partire dal 2014 e con definitiva entrata a regime dal 2019 (!). Termini che appaiono decisamente lontani per una maggioranza di governo che ne ha fatto uno dei cardini della propria campagna elettorale. Non sarà che forse c’è ben poco di reale e ancora molto di propagandistico, dato che sappiamo bene che le condizioni del bilancio statale non consentono di sostenere i costi che questa riforma avrebbe?
CEDOLARE SUGLI AFFITTI
Recentemente si è detto e scritto molto sulla riforma della tassazione degli affitti dal prossimo anno. Si parla di un’imposta fissa del 20% sull’importo dei canoni. Questo nuovo criterio di tassazione viene proposto con lo scopo dichiarato di rendere più conveniente affittare un appartamento facendo tornare sul mercato gli immobili sfitti, portando ad una discesa dei prezzi e facendo emergere gli affitti ora pagati “in nero”.  Innanzitutto crediamo che coloro che percepiscono affitti “in nero” continuino a preferisce “l’aliquota 0” al 20% e, se davvero si vuole sconfiggere questo fenomeno, sarebbe più opportuno fare quello che ha funzionato bene in altri settori ovvero creare un conflitto di interesse tra proprietario ed inquilino permettendo a tutti gli inquilini di dedurre dal proprio reddito l’intero canone. Altrettanto utile sarebbe aggiornare e rilanciare la formula dei “contratti a canone convenzionato”, che ben pochi conoscono ed applicano, con la quale sia proprietari sia inquilini hanno vantaggi fiscali. A tale proposito l’attuale Amministrazione Comunale sta già lavorando su una riforma di questa modalità contrattuale.
Il sistema della “cedolare secca” al 20% sugli affitti appare invece come l’ennesimo favore fiscale per i redditi più elevati: infatti non è difficile capire che per i redditi più bassi il beneficio sarebbe limitato o nullo (in qualche caso addirittura controproducente, e infatti si potrà optare per la tassazione normale), mentre per i redditi più elevati il beneficio potrebbe consentire il pagamento di imposte inferiori alla metà delle attuali! Purtroppo l’ingenuità degli italiani rende possibile che passi sempre il messaggio del “meno tasse per tutti” come una evento positivo, senza che ci si renda conto che il beneficio è per pochi o, comunque, che non comporti una reale e diffusa diminuzione delle imposte. Esempi emblematici sono stati l’abolizione dell’ICI sulla prima casa e dell’imposta di successione:  in realtà già prima c’erano esenzioni per le situazioni medio-piccole, per cui a beneficiarne sono stati solo i grandi patrimoni. Ma anche nei casi in cui qualcuno ha risparmiato una manciata di euro di ICI, la solita “ingenuità” non ha permesso di cogliere come le imposte siano state reintrodotte in modo indiretto con aumenti tariffari e tagli ai servizi. Nessuno può fare miracoli: in un momento di crisi, se si taglia un’imposta, necessariamente bisogna recuperare da un’altra parte, altrimenti la barca affonda. Purtroppo chi comanda la nave (ma per quanto ancora? ndr) continua a prepararsi una scialuppa di salvataggio sempre più comoda…
Paolo Sala

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