CRIMINALITA’ D’IMPORTAZIONE?

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La sicurezza. Tutti ne parlano, tutti la vogliono, tutti ne sentono la mancanza. Anche per le strade di Saronno, spesso, si sente la gente dire di “aver paura di andare in giro”. Per colpa degli extracomunitari, ovviamente. Ma cosa c’è di vero in questa considerazione? Saronno è veramente una città insicura o è solo una vittima della “percezione d’insicurezza”? L’abbiamo chiesto a chi di sicurezza si occupa quotidianamente.

Capire un problema significa anche inquadrarlo da più punti di vista. Capire il problema sicurezza a Saronno significa anche sentire la campana di chi è preposto a tenerlo sotto controllo: Carabinieri e Polizia Locale, e quindi il capitano De Grassi ed il comandante Sala. Parlando con loro abbiamo scoperto innanzitutto che il loro lavoro li porta ad essere degli attenti osservatori della realtà sociale cittadina e della psicologia delle singole persone cosa che, sommata alla conoscenza dei fatti, ha permesso loro di sgonfiare il problema, e col problema anche tanti preconcetti, dicerie e pettegolezzi che riguardano in primis gli extracomunitari.

La stazione per esempio, che tanto ha scatenato l’immaginario collettivo, è prima di tutto uno snodo ferroviario molto importante, crocevia di svariate destinazioni dove scende tanta gente e dove tanta gente si incontra. Questo fatto, sommato alla posizione geografica della città, centrale rispetto a ben quattro province, indubbiamente porta qui molti immigrati che primariamente si spostano con i mezzi. I controlli effettuati, però, smentiscono l’immaginario collettivo di tanti fannulloni che gravitano attorno alla stazione: molti di loro lavorano, anche a giornata, e se stanno fermi lì è per aspettare un appuntamento di lavoro o per incontrare amici la domenica. Certo, poi ci sono anche episodi di spaccio dietro la stazione, qualche furto, qualcuno non ha i documenti, qualcuno dorme in una fabbrica dismessa nei pressi piuttosto che all’ex Isotta Fraschini, qualcuno litiga, qualcuno si ubriaca (sempre di meno, in verità, dopo il giro di vite visto in tempi recenti) ma sono episodi quasi fisiologici, che succedono in molte altre stazioni. Questo perché, essendo “luoghi di passaggio” presso i quali non abita nessuno, spesso vengono “utilizzate” dalle forze dell’ordine per relegare in una zona controllabile personaggi poco raccomandabili che in caso contrario potrebbero creare problemi i quartieri residenziali.

Il fatto è che a volte un banale litigio viene amplificato dal preconcetto. Pensate che il capitano De Grassi ci diceva che c’è chi, tra i cittadini di Saronno, riferisce ai Carabinieri di aver paura, in stazione perché, vede molti extracomunitari che sono “brutti e neri”. Il semplice fatto di trovarsi tra stranieri, “diversi da noi”, diventa di per sé motivo sufficiente per provare una sensazione d’insicurezza. Sensazione smentita dai numeri.

Il comandante Sala ci ha parlato anche del problema bagni, che esistono solo in stazione o alla Caritas, a meno di non entrare in un bar e consumare, e quindi a volte c’è chi si abitua a comportamenti sgradevoli e incivili che comunque però partono da un disagio evidente.

L’ultimo bus per Gerenzano, infine, parte dopo la mezzanotte pieno di extracomunitari. È lo stesso bus che anni fa era semideserto, perché molti italiani preferiscono i mezzi propri che molti extracomunitari giocoforza non hanno. Ecco, forse la presenza degli extracomunitari riporta alla luce problemi che noi abbiamo dimenticato, che erano comuni un tempo per i nostri nonni e i nostri padri, e che adesso stanno ritornando, con l’attuale recessione economica, anche per noi.

A volte, se ci pensiamo bene, è proprio il fatto di dover condividere questi problemi con gli extracomunitari che ci porta ad avere preconcetti nei loro riguardi e ad alimentare in senso negativo l’immaginario collettivo.

Mauro Tonveronachi

I Tribunali alle prese con il diritto penale dello straniero. Molto lavoro per nulla.

Se vi capita di passare dal tribunale di Saronno troverete un elenco di processi penali con molti nomi stranieri. Ragioni di privacy impediscono di sapere quali reati hanno commesso lasciandovi nella convinzione che si tratti di ladri, sfruttatori e spacciatori. Ci sono anche questi, e non solo stranieri ma, come dicono il capitano dei Carabinieri e il comandante della Polizia Locale, il problema della criminalità comune legato agli stranieri è di dimensioni ridotte.

E allora come mai tanti processi? Semplice, sono per violazioni della legge sull’immigrazione, che prevede l’espulsione per gli irregolari con pene severe per chi non lascia il territorio italiano. Espulsione è una parola che suscita consensi, ma che raramente viene attuata. Il problema del sovraccarico di processi agli stranieri si è intensificato perché da qualche anno a questa parte si è sviluppato un diritto penale speciale, anzi per meglio dire un diritto penale dello straniero. Più si minacciano pene speciali e più è difficile farle scontare, come nelle grida manzoniane.

Per di più, di recente è stato introdotto anche il reato di immigrazione clandestina per criminalizzare una condotta che di per sé non lede alcun diritto, un reato che punisce non per ciò che si fa ma per ciò che si è. Tutto questo, a Saronno, come dovunque, non risolve il problema dell’immigrazione irregolare. L’adozione di queste misure non ha creato più sicurezza, ma solo più illegalità, oltre che più disuguaglianza. In ogni caso serve a poco, se vuol essere il messaggio da far arrivare per impedire gli ingressi clandestini, perché chi decide di lasciare il Maghreb o i paesi dell’Africa centrale non mette a confronto la propria sopravvivenza con la minaccia dell’applicazione di una sanzione.

E se invece servisse solo per convincere gli italiani che straniero vuol dire pericolo?

Angelo Proserpio

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Pubblicato dalla redazione di QuiSaronno, l'autore dell'articolo - se diverso - è indicato nel testo.