BUONE RAGIONI PER SPERARE NELL’ANNO NUOVO

Editoriale QuiSaronno n°13 - Dicembre 2011

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Sembra uno scherzo del destino che l’anno in cui abbiamo celebrato il secolo e mezzo di vita dell’Italia è anche uno dei suoi più drammatici.
La grande crisi non ha risparmiato nessuno, nemmeno la classe politica che, a cominciare da quella che ha occupato da tre anni i banchi del governo, è stata messa sotto amministrazione controllata dall’Unione Europea. Le avvisaglie c’erano tutte ma nessuno avrebbe pensato che i contrasti sarebbero stati così laceranti e, per certi versi, incredibilmente così propizi per un cambio culturale e di mentalità.
Mentre naufragavano definitivamente le promesse elettorali di un fenomeno da baraccone e le risse dei talk show, è accaduto che in ogni occasione di partecipazione democratica gli Italiani hanno scelto di riempire dei valori della democrazia il mondo reale e buttato al macero, a Milano come a Napoli, in tutta Italia con il referendum, uno sgangherato scenario di cartapesta. Tutto questo è avvenuto a prezzo di sacrifici materiali e morali mai visti dalla fine della guerra. E purtroppo non se ne vede la fine, con un sistema che sposta ancora il peso per il riequilibrio dei conti pubblici sui lavoratori e sui percettori di bassi redditi a vantaggio dei profitti, dei redditi da capitale e comunque dei redditi alti.
La fine può essere data solo da nuove ricette che sintetizzano i tre pilastri della sostenibilità economica, arricchita da investimenti nella ricerca di base e nella applicata; della sostenibilità sociale permeata di politica educativa e sanitaria, e della sostenibilità ambientale a vantaggio dell’acqua, del clima e del Bel Paese. Sono rimedi che contengono per intero il significato dell’equità che il Presidente del Consiglio va cercando, incapace di trovarla, e vanno oltre il mito neoliberista della crescita fondata sul PIL, da cui è ancora assorbito il clima culturale, scientifico e politico del governo come negli anni ottanta del novecento.

VISTO DA SARONNO

In questa depressione, qui a Saronno, provincia del mondo, abbiamo salutato con i 30 all’ora la timida attuazione di un esperimento innovativo per i comportamenti individuali e i suoi riflessi sulla collettività, ma siamo in ritardo, almeno per la necessaria partecipazione pubblica, nella predisposizione del PGT.
Forse è il caso di ripetere che la qualità della nostra esistenza dipende dalla qualità del territorio in cui viviamo e se questa è compromessa la valutazione di impatto dei nuovi carichi insediativi non può essere ancorata ad un indice mobile solo perché altrimenti avremmo una “crescita zero”. Sarebbe come se per legge fosse alzato l’indice della trielina nell’acqua per poterla dichiarare potabile. A Cassinetta di Lugagnano alla crescita zero sono arrivati perché vogliono continuare a respirare il loro paesaggio naturale, qui a Saronno siamo obbligati per non esser soffocati dal cemento e dal traffico. Non c’è in linea logica un’altra soluzione, a meno di non mettere mano alla necessaria pianificazione intercomunale quanto meno per la semplice ragione che gran parte dei servizi che la città garantisce sono rivolti agli utenti di comuni che non possono ripagarci costruendo sul loro suolo ancora libero fino al confine di Saronno.

Sono posizioni che il Sindaco e la Giunta devono prendere decisamente anche nei confronti della Regione e delle quattro province che ci attorniano, per essere all’altezza di quei molti cittadini che hanno dimostrato tenacia nel difendere i beni comuni. Fra questi, il Comitato per l’acqua pubblica è il vero artefice della vittoria referendaria e la coscienza di un impegno civico irrinunciabile. Il gruppo e le associazioni del mercato contadino sono gli autori di una convenzione che ha alla base la convinzione che la scala su cui agisce l’economia è una questione ecologica, di qui il rilancio della realtà agricola territoriale e la riconciliazione con la terra, per un nuovo modo di approvvigionamento a “chilometro zero” dei prodotti alimentari. Gli uni e gli altri, e tutti coloro che nelle associazioni di volontariato operano per una realtà quotidiana sostenibile e per ricreare relazioni tra cittadini e natura, sono il capitale umano su cui dobbiamo investire per avere molte visioni su futuri possibili e realistici.

Angelo Proserpio
angelo@tuasaronno.it

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Pubblicato dalla redazione di QuiSaronno, l'autore dell'articolo - se diverso - è indicato nel testo.